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Che grande errore diffondere le immagini delle esecuzioni dell’ISIS. La complicità dei media mondiali.

 

Lo spazio dedicato dai media alle feroci esecuzioni dello stato islamico (IS) é il più grave errore commesso dall’occidente in questa delicata fase di mutazione degli equilibri geopolitici mondiali.

Dopo aver visto un uomo chiuso in una gabbia che brucia come ti senti? Ti suggerirebbe il sito del Corriere della Sera se la notizia fosse trattata come le tante altre che affollano le pagine web del prestigioso quotidiano italiano.

Dunque, fermiamoci a riflettere; sono certo che gli autori del video che raffigura il pilota giordano Moaz al-Kasasbeh arso vivo lo hanno fatto. In primo luogo cerchiamo di comprendere il potenziale impatto emotivo che un video di un essere umano arso vivo può avere sul pubblico che assisterà impotente alle raccapriccianti immagini montate ad arte dagli autori del filmato.

Ora immaginiamo di riportare al pubblico il medesimo evento in un articolo. Diamo la stessa notizia scrivendo quanto accaduto senza tralasciare alcun dettaglio ma non mostriamo il video. Ecco che la forza propagandistica del messaggio perderà un buon 70% del suo potenziale.

Riflettiamo sulle notizie che siamo oramai abituati a leggere o ascoltare sui tradizionali mezzi di informazione; bombardamenti con centinaia di morti tra i quali quasi sempre sono presenti civili, donne e bambini. Esecuzioni sommarie, mutilazioni, attentati, esplosioni e stermini di ogni tipo. Nulla di tutto questo, se raccontato per iscritto, può essere comparato alla forza mediatica di un singolo video che rappresenti la brutalità di un feroce assassinio mostrato in ogni suo singolo raccapricciante dettaglio nell’attimo esatto nel quale si sta consumando.

Quando si pianifica un’esplosione o un brutale omicidio per poter riprendere tutto con una telecamera nel momento esatto in cui il delitto si sta consumando, dal mio punto di vista succede qualcosa. Succede che chi raccoglierà quel video per poi diffonderlo, moralmente non potrà mai più prendere le distanze da quanto accaduto. Il giornalismo, in una sottile linea di confine, avrà passato il testimone alla propaganda.

Le persone che operano dietro alla efficientissima sezione di propaganda dello Stato Islamico, non sono sprovveduti; stiamo parlando di gente che con buone probabilità ha studiato nelle migliori università americane o europee. Giovani menti che conoscono le regole del mercato occidentale perché, pur disprezzandole, le hanno studiate e in occidente si sono formate e hanno vissuto per buona parte della loro esistenza.

Gli ultimi video presentati dallo Stato Islamico al mondo non sono amatoriali, ripresi accidentalmente con uno smartphone, ma si tratta di film professionali dove nessuna inquadratura viene lasciata al caso. Dove l’evento stesso viene pianificato, provato e riprovato affinché tutto sia perfetto; le divise pulite, le armi ben in vista, una buona luce e il protagonista da sacrificare sempre a favore di camera. Girare un video come quello del tenente giordano bruciato vivo in una gabbia non é facile e non é sicuramente opera di un dilettante.

Ci sono almeno tre telecamere di ultima generazione con obiettivi professionali e dietro ci sono mani esperte degne della migliore troupe hollywoodiana ben consapevoli di lavorare alla produzione di un filmato che dovrà poi essere confezionato e distribuito in tutto il mondo dalle più grandi e potenti società di comunicazione esistenti oggi sul nostro pianeta.

La post produzione del califfo nero ha mezzi, scenografi, sceneggiatori, fonici e montatori professionisti che sanno dove deve partire la musica e come inserire un audio di un cuore che batte per far salire la tensione dello spettatore.

Ora prendiamo il miglior film girato quest’anno negli Stati Uniti; uno di quelli con budget da milioni di euro e leviamo a quest’ultimo la somma sempre milionaria messa in preventivo e destinata alla promozione e alla distribuzione dello stesso. (Pochi lo sanno, ma quasi il 50% del budget di un film viene destinato alla promozione e alla distribuzione dello stesso). Ecco che, senza distribuzione, un film girato in modo impeccabile e con attori da oscar resterà praticamente sconosciuto al mondo intero.

Ritorniamo ai video confezionati dallo Stato Islamico, e con questi presupposti rendiamoci conto che, in qualche modo, i media mondiali sono entrati in società con il “Califfo produttore” Abū Bakr al-Baghdādī. In che modo? Distribuendo gratuitamente i suoi film.

Il New York Daily News , lo stesso che ha censurato le vignette di Charlie Hebdo su Maometto, ha poi pubblicato le immagini del tenente giordano in fiamme, il quotidiano di Alessandro Sallusti il Giornale ha allegato il video in versione integrale, incorporandolo sul suo sito direttamente da YouTube. I direttori de Il Tempo e Il Mattino hanno mostrato un fotogramma del pilota avvolto dalle fiamme sulla prima pagina cartacea dei loro quotidiani.

Leviamo la distribuzione o buona parte di essa ai filmati dell’orrore e, probabilmente, la propaganda del terrore nero dello Stato Islamico resterà mutilata. Sarà costretta a chiudere i battenti o quantomeno a modificare la propria strategia di Marketing. Questa, a mio avviso, é l’unica risposta che potrebbe realmente colpire la propaganda di questi professionisti della paura.

Perché nessuno lo fa e pochi lo dicono? Non lo so. Forse perché un video di un uomo che brucia mentre salta all’interno di una gabbia porta audience, visitatori, lettori, porta click e quindi porta pubblico, soldi e pubblicità o forse perché la paura genera in chi la subisce l’inconscio desiderio di affidarsi a una figura forte ed autoritaria che sia in grado di proteggerlo, accendendo in lui un pericoloso desiderio di cedere a questa figura una porzione delle proprie libertà in cambio di una solida protezione; ma questa è un’altra storia o forse no.

 

Duccio Giordano.

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Terra dei fuochi, L’Espresso nelle discariche dei veleni – Video l’Espresso

Tra la gente della Terra dei Fuochi che si sente abbandonata e chiede l’avvio delle bonifiche. Che tardano a partire per questioni burocratiche e non solo. Come rivela l’inchiesta sul numero in edicola e su Espresso gli appalti sono finiti in mano ad aziende sotto indagine. E una di queste fa parte della rete di Mafia Capitale.

Il videoreportage di Duccio Giordano e Giovanni Tizian

 

Terra dei fuochi, L’Espresso nelle discariche dei veleni – Video l’Espresso.

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Panni Sporchi su Facebook.

Accade in queste ore sulla pagina Facebook di Panni Sporchi.
Dopo la pubblicazione del video che racconta cosa è accaduto qualche giorno fa al quartiere Chiaia, un utente pubblica in un commento sulla pagina Facebook di Panni Sporchi un atto che rettifica e chiarisce (in modo discutibile) quanto avvenuto.
Nel frattempo il video di Panni Sporchi è condiviso da La Repubblica – Napoli.
Immediata la replica del giornalista e videomaker Duccio Giordano a chi legittimava un intervento di rimozione di arredo urbano non avvenuto secondo modalità di legge.

Panni Sporchi – RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO: 1. IL SIG…..

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Il Coro del teatro San Carlo canta per i bimbi del reparto di oncologia del Pausilipon| Video

Ecco cosa succede quando i dottori e i bimbi del reparto di oncologia pediatrica cominciano a ballare e cantare. Il Coro del teatro San Carlo canta per i bimbi del reparto di oncologia pediatrica del presidio ospedaliero Pausilipon. La musica entra nel reparto e per qualche minuto cura le anime di grandi e piccini.

Fonte: Il Coro del teatro San Carlo canta per i bimbi del reparto di oncologia del Pausilipon| Video.